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EUROLETTERA
Eurolettera n. 1/2020 - febbraio
Il Green Deal europeo: la nuova strategia per crescere senza danneggiare il pianeta

Rendere sostenibile l’economia dell’UE e trasformare i problemi ambientali e climatici in opportunità in tutti gli ambiti, senza lasciare indietro nessuno. È questa l’idea guida del Green Deal europeo, la nuova strategia per la crescita della Commissione von der Leyen, che si propone di fare dell’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050.

La sua realizzazione comporta interventi in tutti i settori dell’economia, e in particolare nei trasporti, nell’energia, nell’agricoltura, nell’edilizia e in diversi settori industriali (acciaio, cemento, TIC, prodotti tessili e sostanze chimiche in primis), e impone di ripensare le politiche per l’approvvigionamento di energia pulita in tutti i settori economici, aumentando il valore attribuito alla protezione e al ripristino degli ecosistemi naturali, all’uso sostenibile delle risorse e al miglioramento della salute umana.

Nella comunicazione pubblicata lo scorso dicembre che ha lanciato ufficialmente il Green Deal europeo la Commissione definisce una tabella di marcia delle azioni da avviare in diversi settori fra il 2020 e il 2021 al fine di stimolare l’uso efficiente delle risorse, arrestare i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità e ridurre l’inquinamento.

Il primo intervento in programma è la legge per il clima (l’iter legislativo inizierà entro marzo), che stabilirà le condizioni per una transizione equa ed efficace facendo in modo che tutte le politiche europee contribuiscano a raggiungere la neutralità climatica.

Passando agli interventi settoriali, in tema di energia pulita, economica e sicura, nel corso del 2020 saranno pubblicate due importanti strategie, una relativa all’energia eolica offshore e un’altra all’integrazione intelligente delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica e di altre soluzioni sostenibili e sarà varata un’iniziativa a sostegno delle ristrutturazioni tesa a ridurre i consumi energetici e affrontare il tema della povertà energetica, per permettere anche alle famiglie meno abbienti di usufruire dei servizi energetici fondamentali riducendo le loro bollette. È inoltre prevista la valutazione, da parte della Commissione, dei Piani nazionali energia e clima, che contengono i contributi degli Stati membri a sostegno degli obiettivi UE (qui il piano italiano).  

Per conseguire gli obiettivi di un’economia climaticamente neutra è necessario il pieno coinvolgimento dell’industria e delle imprese. Nel 2020 saranno varate una nuova strategia industriale, per affrontare la duplice sfida della trasformazione verde e digitale, e un nuovo piano d’azione per l’economia circolare, che comprenderà, tra le altre cose, una politica per prodotti sostenibili, per guidare la transizione in tutti i settori, concentrandosi in particolare su tessile, edilizia, elettronica e materie plastiche (settori ad alta intensità di risorse) e che sarà affiancato da misure per incoraggiare le imprese e rendere disponibili prodotti riutilizzabili, durevoli e riparabili, analizzando la necessità di un diritto alla riparazione, contrastando l’obsolescenza programmata dei prodotti (in particolare quelli elettronici) e responsabilizzando i consumatori a compiere scelte informate e a svolgere un ruolo attivo nella transizione ecologica.

Spostandoci a valle del ciclo di prodotto, la Commissione interverrà con riforme legislative in materia di rifiuti, per incoraggiare e promuovere il riciclaggio e il ricorso a prodotti riciclati e proporrà modello UE per la raccolta differenziata dei rifiuti al fine di a garantire all’industria materiali secondari più puliti e riciclabili.

In tema di edilizia - centrale per la riduzione dei consumi- la Commissione preme per procedere in modo massiccio a ristrutturazioni di edifici pubblici e privati anche attraverso la previsione di regimi di finanziamento innovativi nell’ambito di InvestEU, con particolare attenzione per la  ristrutturazione dell’edilizia sociale.

Fondamentale per la realizzazione del Green Deal europeo è poi il settore digitale, strumentale per la sostenibilità di diversi settori. La Commissione intende avviare misure riguardanti da un lato l’intelligenza artificiale, il 5G, il cloud e l’edge computing e l’internet delle cose, che possono accelerare/massimizzare l’impatto delle politiche per proteggere l’ambiente, e dall’altro l’efficienza energetica e le prestazioni del settore in termini di economia circolare (dalle reti a banda larga ai centri dati e ai dispositivi TIC).

In materia di trasporti - responsabili per 1/4 delle emissioni di gas a effetto serra dell’Ue – la Commissione nel 2020 adotterà una strategia per la mobilità intelligente e sostenibile, che metta al primo posto gli utenti e cerchi di offrire loro alternative più economiche e accessibili, sane e pulite rispetto alle loro attuali abitudini in materia di mobilità, con forte impulso per il trasporto multimodale, con ricorso a sistemi intelligenti di gestione del traffico (anche con il sostegno del Meccanismo per collegare l’Europa, che nel prossimo ciclo finanziario presenterà una maggiore integrazione fra i suoi tre assi rispetto al programma in vigore)

Con la strategia dal produttore al consumatore, attesa in primavera, la Commissione avvierà un ampio dibattito teso ad analizzare tutte le fasi della catena alimentare, preparando il terreno per una politica alimentare più sostenibile, che promuova il consumo di alimenti sani a prezzi accessibili per tutti, con un forte coinvolgimento degli agricoltori e dei pescatori europei: Politica agricola comune (PAC) e Politica comune della pesca (PCP) restano infatti strumenti fondamentali del prossimo ciclo finanziario e nella proposta della Commissione almeno il 40% del budget della PAC e almeno il 30% del FEAMP dovranno contribuire all’azione per il clima.

La salvaguardia e il ripristino degli ecosistemi naturali, che ci forniscono cibo, acqua dolce, aria pulita e riparo e che attenuano le catastrofi naturali e contrastano parassiti e malattie è uno degli elementi portanti del Green Deal europeo: entro marzo 2020 sarà pubblicata anche la strategia per la biodiversità, che declinerà la posizione della Commissione alla Conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica, che si svolgerà a Kumming nell’ottobre prossimo, fissando obiettivi e misure realizzabili per arginare la perdita di biodiversità. Questa strategia, che comprenderà anche proposte per rendere più verdi le città europee e aumentare la biodiversità negli spazi urbani, sarà anche la base per una strategia sulle foreste e per misure nel settore dell’economia blu.

L’obiettivo “impatto climatico zero” non può non comprendere interventi in materia di prevenzione dell’inquinamento e di eliminazione degli inquinanti: nel 2021 la Commissione adotterà un piano d’azione per l’inquinamento zero di aria, acqua e suolo e una strategia in materia di sostanze chimiche per la sostenibilità.

Per dar forza alla sua azione e persuadere le altre nazioni a seguirla, la Commissione continuerà anche a promuovere in tutto il mondo politiche ambiziose in materia di ambiente, clima ed energia, dispiegando una diplomazia del Green Deal e impegnandosi perché l’Accordo di Parigi resti un caposaldo della lotta ai cambiamenti climatici: l’impegno maggiore si riverserà sui paesi limitrofi e sull’Africa, oggetto di una strategia globale attesa nei prossimi mesi.

Ultimo, ma non per importanza, a marzo la Commissione lancerà un patto europeo per il clima attraverso il quale coinvolgere i cittadini dando loro un ruolo nella formulazione e attuazione di nuove azioni, che si muoverà sulla falsa riga dei dialoghi con i cittadini della Commissione.

 

Per realizzare gli obiettivi del Green Deal saranno necessarie enormi risorse finanziarie. Per conseguire gli obiettivi in materia di clima ed energia attualmente previsti per il 2030 si stima che occorreranno investimenti supplementari annui dell'ammontare di 260 miliardi di €, pari a circa l'1,5 % del PIL del 2018, per i quali sarà necessaria la mobilitazione dei settori pubblico e privato.

A metà del mese di gennaio, quasi contemporaneamente all’endorsement del Parlamento europeo, che ha sollecitato la Commissione a proporre traguardi ancora più ambiziosi, è stato presentato dalla Commissione anche il Piano Investimenti per il Green Deal (denominato anche Piano investimenti per un’Europa sostenibile), il pilastro finanziario della sua attuazione, che illustra in che modo i diversi programmi del prossimo ciclo finanziario (2012-2027) contribuiranno ciascuno per la sua parte alla realizzazione del Green Deal e che fissa l’obiettivo di incrementare i finanziamenti e mobilitare almeno 1.000 miliardi di euro per la transizione verde e crea un quadro che consenta ai privati e al settore pubblico di effettuare investimenti sostenibili e di supportare le amministrazioni pubbliche e i promotori di progetti perché sappiano individuare progetti sostenibili e siano in grado di renderli eseguibili.

Il piano comprende il Meccanismo per una transizione giusta destinato alle regioni, all’interno degli Stati membri, più esposte alle ripercussioni della transizione in quanto le loro economie sono più dipendenti da attività legate a catene del valore dei combustibili fossili. Il Meccanismo contribuirà a generare investimenti in attività alternative operando su 3 assi di intervento:

1) Il Fondo per una transizione più giusta (Just transition fund) destinato alle regioni specifiche individuate dagli Stati membri al loro interno di concerto con la Commissione; per queste regioni sono disponibili 7,5 miliardi di nuovi fondi ai quali si andranno ad aggiungere contributi del FESR e del FSE+ oltre a fondi nazionali di co-finanziamento, che dovrebbero rendere disponibile una cifra indicativa di 30-50 miliari totali

2) Un sistema specifico per una transizione giusta nell’ambito di InvestEU, che ha lo scopo di attrarre investimenti privati nei territori interessati (per esempio nei settori dell’energia e dei trasporti e per aiutare le autorità pubbliche ad individuare nuove fonti di crescita) e che punta a mobilitare circa 45 miliardi di investimenti

3) Uno strumento di prestito per il settore pubblico, in collaborazione con la BEI, per accordare prestiti al settore pubblico destinati ad esempio agli investimenti nelle reti di teleriscaldamento e alle ristrutturazioni edilizie, che dovrebbero mobilitare investimenti per 25-30 miliardi

Perno del Meccanismo e punto di riferimento per tutti i suoi assi sono i Piani territoriali per la transizione giusta che definiscono le sfide sociali, economiche e ambientali derivanti dalla graduale cessazione delle attività connesse ai combustibili fossili e dalla decarbonizzazione di processi e prodotti ad alta intensità di gas a effetto serra.  All’interno dei Piani, preparati dagli Stati membri in dialogo con la Commissione, verranno individuati i territori ammissibili a beneficiare del Fondo per la transizione più giusta, per ciascuno dei quali dovranno illustrare il processo di transizione e i tipi di operazioni prospettate. Questi piani, che dovranno essere coerenti con i piani nazionali per l’energia e il clima, saranno allegati ai programmi della politica di coesione che comportano il sostegno del Fondo per una transizione giusta e saranno adottati dalla Commissione insieme a essi; una volta approvati i piani, le regioni individuate potranno accedere sia ai finanziamenti del Fondo per una transizione più giusta sia a quelli degli altri due pilastri del Meccanismo.

Parallelamente a tutte queste iniziative la Commissione nel corso del 2020 procederà anche all’avvio dell’iter per il nuovo programma d’azione per l’ambiente, complementare al Green Deal europeo, che andrà a sostituire il VII programma d’azione (in vigore fino a fine anno).


Formulari e Documenti

Comunicazione - Il Green Deal europeo (file .pdf)
Comunicazione - Il Green Deal europeo - Azioni chiave (file .pdf)
Comunicazione - Piano Investimenti del Green Deal europeo (file .pdf)


Autore: Maria Grazia Gotti
Data Pubblicazione: 06/02/2020