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EUROLETTERA
Eurolettera n. 3/2018 - luglio
Ci vediamo al Micky Mouse? L’attività di lobbying e di capitalizzazione per un efficace contributo alla politica

Le azioni che siamo soliti associare al lobbysmo non godono di grande fama. Influenzare, convincere, orientare le scelte del decisore pubblico richiamano infatti l’immagine di un lavoro svolto nell’interesse di pochi e capace di piegare una politica di fatto manipolabile. Ma se associamo queste stesse attività alla possibilità che i nostri progetti - realizzati da una partnership transnazionale orientata al raggiungimento di obiettivi di crescita sostenibile, innovativa e inclusiva nel Mediterraneo - possano diventare parte integrante della programmazione europea, nazionale o regionale, ecco che le cose cambiano.

Ed è con questo obiettivo che il 28-29 giugno i programmi di CTE Interreg MED e Interreg Sudoe hanno proposto ai beneficiari un Advocacy Bootcamp dal titolo “The lobbyst kit. Do you have everything you need?” che si è tenuto a Faro, in Portogallo. Un’occasione che ha messo a confronto i responsabili dei progetti – in particolare delle attività di comunicazione, ma non solo -  con formatori e lobbisti professionisti, mostrando che gli strumenti di lavoro del bravo comunicatore sono sì i Savethedate, gli inviti, i post di Facebook e i video orientati al coinvolgimento del maggior numero possibile di stakeholder, ma sono anche – e in qualche caso soprattutto – precise ed efficaci schede informative sul progetto, i dati statistici legati al  problema di riferimento e alle stime per la sua soluzione, informazioni dettagliate sulla qualità e il peso delle attività realizzate e delle comunità coinvolte.

Informazioni, cioè, utili al decisore politico per comprendere se e come quei risultati, e le possibili soluzioni normative che sottendono, possono essere integrate nella programmazione e diventare patrimonio consolidato del governo di un territorio, e di cui il lobbista deve necessariamente disporre per poter svolgere efficacemente il suo lavoro di relazione.

La valigetta di lavoro del lobbysta non si compone infatti solo di rubriche telefoniche e molto tempo da dedicare agli incontri per un caffè (al Micky Mouse, nel caso dei professionisti di Bruxelles), ma piuttosto di conoscenza approfondita del tema, capacità di analisi del problema e presentazione delle possibili soluzioni, e – ovviamente – capacità di relazione.

L’”EU Integrity Watch”, lo strumento messo a disposizione del cittadino dall’Unione europea per monitorare la trasparenza e l’integrità del lavoro svolto dai politici dell’Unione, riporta numeri importanti dell’attività di lobby: quasi 12.000 le organizzazioni registrate a Bruxelles, e oltre 14.000 i lobbisti. Un numero enorme, ma di gran lunga inferiore a quello – del tutto ufficioso - che include anche i lobbisti non registrati, pari a 30.000.

Il lavoro che un progetto dovrebbe saper svolgere in questo senso è quindi ambizioso, a partire dall’attività di networking necessaria per individuare il lobbista (o almeno l’organizzazione a cui è legato) da eleggere a punto di riferimento per la promozione delle soluzioni che il progetto sta realizzando. Un lobbista che va informato, coinvolto e convinto, perché solo in questo modo potrà a sua volta informare, coinvolgere e convincere il decisore politico.

Per realizzare al meglio questa complessa attività, durante il seminario di Faro i beneficiari sono stati messi a confronto con le testimonianze dirette di lobbisti europei e con le tecniche di costruzione dell’attività di networking (dall’individuazione della tipologia di “potere” a cui si intende rivolgersi alle risorse che è necessario mettere in campo, dalla scelta del target a quella delle alleanze), ma anche con gli strumenti di comunicazione più efficaci a realizzare il contesto di visibilità e di coinvolgimento informativo/emotivo all’interno del quale la “storia” del progetto viene collocata (dallo storytelling all’utilizzo professionale dei Social Media, per il più efficace coinvolgimento dei professionisti dell’informazione). Strumenti di lavoro finalizzati ad un unico obiettivo: la capitalizzazione dei risultati del progetto e la loro integrazione nella programmazione regionale/nazionale o europea, grazie a puntuali e consapevoli attività di comunicazione e networking.

Un obiettivo condiviso anche dal seminarioNCP and JS: walking in each other’s shoes”, organizzato dal programma Interact a Bologna il 5-6 luglio, indirizzato, in questo, caso ad Autorità di Gestione, Segretariati Tecnici Congiunti e Punti di Contatto Nazionali.

Nella convinzione infatti che le difficoltà tecniche e organizzative incontrate dalle diverse organizzazioni nella gestione delle attività di assistenza ai beneficiari (frutto talvolta della coincidenza in una unica sede di ruoli e responsabilità afferenti a organizzazioni di livello diverso) possano forzatamente distogliere energie dalle attività di capitalizzazione dei risultati dei tanti progetti, Interact ha chiamato le strutture di assistenza tecnica dei programmi Interreg ad un’occasione di networking mirata alla reciproca conoscenza e al confronto sulle specifiche attività rivolte ai beneficiari. Con un focus – ancora una volta - sulle attività finalizzate ai processi di capitalizzazione dei risultati ottenuti dai singoli progetti e dai programmi.

La due giorni ha visto i partecipanti coinvolti in attività di presentazione della propria struttura tecnica e delle difficoltà incontrate nella pratica quotidiana di lavoro, e in attività di workshop incentrate, ad esempio, sullo scambio di ruolo, così da verificare le attese e le richieste che ogni realtà rivolgeva ai livelli di governo complementari al proprio.

Sul tema della capitalizzazione dei risultati del programma Interreg MED, il National Contact Point Italia ha portato l’esempio delle attività previste dal proprio Piano di Comunicazione, che contempla attività dedicate proprio al mainstreaming, quali l’organizzazione di quattro Focus Group sulle annualità 2018-2019, un evento tematico nazionale e un evento di fine programma. I Focus Group, in particolare, intendono condividere con le Autorità di Gestione dei POR FESR, i Lead Partner e i Partner italiani una riflessione sulle esperienze regionali di mainstreaming dei risultati dei progetti di CTE, e avviare così una elaborazione territoriale della tematica da restituire in occasione di uno specifico evento nazionale.




Autore: ERVET - National Contact Point programma MED
Data Pubblicazione: 16/07/2018