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Un’attuazione più efficace delle politiche ambientali europee è cruciale per tutelare salute, competitività economica e integrità degli ecosistemi. È quanto emerge dal quarto riesame dell’attuazione delle politiche ambientali (EIR) pubblicato dalla Commissione europea.
Il rapporto analizza le performance ambientali dei 27 Stati membri e individua azioni prioritarie per rafforzare la protezione dell’ambiente in tutta l’Unione.
Secondo le stime, i costi annuali della mancata attuazione delle norme UE – tra inquinamento, degrado ambientale e gestione inefficace dei rifiuti – ammontano a 180 miliardi di euro, pari a circa l’1% del PIL europeo. Una piena applicazione delle regole esistenti permetterebbe di ridurre questi costi, garantendo parità di condizioni per le imprese nel mercato unico e benefici diretti per i cittadini.
Il riesame evidenzia ritardi e squilibri nell’attuazione del diritto ambientale, con differenze significative tra Stati membri. Tra i principali ambiti di intervento:
- Economia circolare: se alcuni Paesi avanzano nell’efficienza delle risorse, molti rischiano di non centrare gli obiettivi di riciclo al 2025. Persistono inoltre discariche non conformi e una prevenzione dei rifiuti insufficiente.
- Acqua: la Commissione richiama l’urgenza di raggiungere gli standard UE di qualità e quantità delle acque dolci, sfruttando meglio i fondi disponibili per il trattamento delle acque reflue urbane.
- Biodiversità: la perdita di specie e habitat supera ancora i progressi di conservazione. Le cause principali sono l’intensificazione agricola e il cambiamento d’uso del suolo. Serve maggiore integrazione della tutela della natura nelle politiche settoriali.
- Inquinamento atmosferico: sebbene siano stati fatti progressi importanti, i livelli di inquinanti restano troppo alti in diversi Paesi, con gravi impatti sulla salute pubblica. Si suggerisce di rafforzare la mobilità sostenibile e l’uso di energie rinnovabili, oltre a migliorare le pratiche agricole.
- Clima: i cambiamenti climatici richiedono sforzi di adattamento più decisi. Alcuni Stati membri faticano ad attuare il sistema ETS per settori come edilizia, trasporti e PMI.
La Commissione stima in 122 miliardi di euro all’anno il fabbisogno d’investimenti per gli obiettivi ambientali comuni. Le risorse UE ci sono, ma troppi Stati membri non le utilizzano appieno, rallentando l’attuazione delle politiche verdi.
In parallelo, c’è ancora margine di miglioramento nella governance ambientale: in particolare, si evidenzia la necessità di rafforzare l’accesso dei cittadini alla giustizia ambientale, soprattutto per temi legati a acqua, aria e natura.
Il riesame si inserisce nella più ampia strategia UE per una legislazione più efficace, che punta a migliorare l’applicazione concreta delle norme esistenti. Dal 2017, i cicli EIR hanno contribuito a lanciare dialoghi nazionali tra Stati membri, autorità locali e stakeholder, con l’obiettivo di affrontare in modo mirato le criticità ambientali identificate.











