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    Presidio ART-ER a Bruxelles
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Il 19 marzo si è riunito a Bruxelles il Consiglio europeo (EUCO) per affrontare una serie di dossier cruciali in un contesto internazionale segnato da tensioni e instabilità persistenti.

Il protrarsi della guerra in Ucraina continua a richiedere all’Unione un impegno costante, sia nel sostegno politico e militare a Kiev sia nella gestione della minaccia russa lungo i confini orientali. Parallelamente, la situazione in Medio Oriente ha subìto una nuova escalation: l’intervento militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, insieme alle operazioni in Libano e alle persistenti ostilità a Gaza e in Cisgiordania, ha innescato una reazione a catena nella regione, con ripercussioni immediate anche sul piano economico. Questa instabilità ha infatti esercitato forti pressioni sui mercati energetici, determinando un aumento dei prezzi del petrolio.

In un contesto di tale complessità, i leader europei sono stati chiamati a dare continuità agli obiettivi delineati nel ritiro informale di Alden Biesen del 12 febbraio, riaffermando la necessità di rafforzare la competitività, completare il mercato unico e consolidare l’autonomia strategica dell’Unione.
 

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ConsiglioUE marzo 2026

I principali temi in discussione

Ucraina

Il sostegno a Kiev è rimasto centrale nella discussione, svoltasi però in un clima di crescente tensione. Alla presenza del Presidente Volodymyr Zelenskyy, i leader hanno condannato il recente attacco russo che ha contaminato il fiume Dnestr, compromettendo l’approvvigionamento idrico della Moldavia e sollevando preoccupazioni per la sicurezza ambientale regionale.

L’azione dell’Unione è tuttavia rallentata dal veto dell’Ungheria guidata da Viktor Orbán, che ha bloccato il prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina e il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. La tensione è stata alimentata dai colloqui paralleli del ministro per gli affari esteri ungherese Péter Szijjártó con attori extra-UE (tra cui la Russia), percepiti come una minaccia all’unità europea.

Per superare l’impasse, 25 Stati membri hanno siglato una dichiarazione d’intenti per garantire i finanziamenti a Kiev e potenziare la cooperazione militare tramite la “coalizione dei volenterosi”, ribadendo l’obiettivo di una pace basata sulla piena sovranità ucraina.
 

Medio Oriente e Iran

Al centro del dibattito vi è stato il rapido deterioramento della stabilità in Medio Oriente. Di fronte all’intensificarsi delle ostilità in Iran e in Libano, i leader europei hanno lanciato un appello per un’immediata de-escalation. La preoccupazione è infatti triplice: securitaria, umanitaria ed economica.

Gli attacchi ai siti energetici regionali hanno già provocato un’impennata dei prezzi di gas e petrolio, spingendo l’UE a esigere una moratoria sulle offensive contro gli impianti strategici. 

Sul piano della sicurezza, il Consiglio europeo ha deliberato il potenziamento delle missioni navali Aspides e Atalanta. Sebbene Stati come Francia, Italia e Regno Unito abbiano confermato la volontà di proteggere il transito nel Canale di Hormuz, Germania e Paesi Bassi hanno subordinato l’invio delle proprie navi alla cessazione effettiva delle ostilità.

Resta invariata la posizione europea su Gaza e Cisgiordania, con la richiesta di un cessate il fuoco immediato, il disarmo di Hamas e il ritiro delle forze israeliane, insieme all’ipotesi di una presenza internazionale di stabilizzazione. Parallelamente, i leader europei hanno invitato Israele a garantire un accesso immediato e senza ostacoli agli aiuti umanitari e a consentire l’operato delle Nazioni Unite e delle organizzazioni umanitarie. L’EUCO ha inoltre condannato la perdurante e crescente violenza dei coloni nei confronti dei civili palestinesi. Preoccupazione è stata espressa anche per l’intensificarsi delle ostilità in Libano, con la riaffermazione del sostegno europeo alla missione UNIFIL.

Le tensioni in Medio Oriente hanno riacceso le preoccupazioni per possibili flussi migratori verso l’Europa. Italia e Danimarca hanno evidenziato il rischio di arrivi su larga scala, chiedendo alla Commissione di attivare strumenti finanziari e diplomatici per prevenire una nuova emergenza, rafforzando al contempo la cooperazione con i Paesi di transito.
 

Competitività e mercato unico

I Capi di Stato e di governo hanno lanciato l’agenda “One Europe, One Market, puntando con decisione sul ventottesimo regime: un sistema unico di norme societarie UE, da adottare entro il 2026, volto a superare la frammentazione nazionale e facilitare la nascita e crescita delle imprese attraverso un quadro normativo comune e semplificato.

Parallelamente, i leader hanno sottolineato l’importanza del riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali, nell’introduzione dello European Business Wallet, nella riduzione della burocrazia e nell’approvazione dei pacchetti “Omnibus”, con priorità assoluta per quello relativo all’IA entro luglio 2026.

Da sapere

Il cuore del sistema ETS è il principio del “cap and trade”, che fissa un limite massimo (cap) alla quantità totale di gas serra che le industrie energivore e le aziende operanti nel settore dell’aviazione possono emettere, riducendolo progressivamente ogni anno per proteggere il clima. Le entità soggette al sistema sono tenute a detenere un numero di quote di emissione corrispondente alle proprie emissioni effettive; tali titoli possono essere acquistati, ricevuti o scambiati sul mercato (trade) in funzione delle specifiche esigenze operative.

In tema di competitività, il Consiglio europeo ha affrontato anche questioni legate a industria, innovazione e investimenti, oltre a definire le priorità per il Semestre europeo 2026.
 

Energia

L’aumento dei costi energetici legato al conflitto in Medio Oriente e Iran ha spinto il Consiglio europeo a sollecitare un intervento rapido della Commissione, con misure temporanee per contenere i picchi di prezzo, ridurre il costo dell’elettricità e limitare la volatilità nel breve periodo. 

Il dibattito sull’Emission Trading System (ETS), il principale strumento dell’UE per ridurre l’inquinamento attraverso un mercato delle quote di emissione, ha evidenziato una netta polarizzazione tra gli Stati membri: da un lato, un fronte di dieci paesi guidato dall’Italia ha sollecitato una revisione del meccanismo entro maggio; dall’altro, un blocco di otto nazioni, tra cui Spagna e Danimarca, ha respinto ogni modifica strutturale per tutelare l’integrità degli obiettivi climatici. Nonostante il disaccordo, è stato raggiunto un compromesso: l’ETS resterà il pilastro della decarbonizzazione europea, ma sarà integrato da correttivi tecnici volti a stabilizzare i prezzi e garantire la competitività industriale.
 

Difesa e sicurezza europee

Di fronte al peggioramento del contesto geopolitico, i leader UE hanno fatto il punto sulla prontezza dell’Europa alla difesa, esaminando i progressi nelle coalizioni di capacità, negli appalti congiunti per sistemi drone e antidrone, nelle iniziative per rafforzare il fianco orientale, nelle capacità di difesa aerea e attacco in profondità, e nello sviluppo di risorse e servizi spaziali.

Hanno inolte chiesto passi avanti concreti nei prossimi mesi e un aumento della produzione dell’industria europea della difesa, soprattutto per le attrezzature prioritarie. Inoltre, i leader hanno richiamato l’attenzione sulle tensioni alla frontiera orientale dell’UE, sulla situazione in Iran e Medio Oriente e sul persistere delle campagne ibride contro l’Unione, in particolare da parte di Russia e Bielorussia.

Altri temi oggetto del Consiglio europeo sono stati migrazioni, multilateralismo nonché l’uso di piattaforme digitali e protezione dei minori.
 

Rinviata la discussione sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028‑2034

Contrariamente alle aspettative, non si è invece discusso del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028‑2034, sebbene all’inizio della settimana si fossero già svolti colloqui preparatori a livello ministeriale durante il Consiglio “Affari generali” del 17 marzo, nel corso dei quali gli Stati membri avevano esaminato governance, struttura e risorse proprie del futuro bilancio.

La Presidenza cipriota prevede di presentare entro giugno una prima “negotiating box” con cifre indicative, con l’obiettivo di raggiungere un accordo entro la fine del 2026.

Ci si aspetta quindi che i leader tornino regolarmente sulla questione, con diverse riunioni già programmate nel corso dell’anno.

 


A cura del Presidio ART-ER a Bruxelles - Delegazione della Regione Emilia-Romagna presso l’UE

La Delegazione presso l’UE è la struttura di collegamento della Regione Emilia-Romagna con Istituzioni, organi, Agenzie UE e con gli stakeholder europei. E' parte della Direzione Generale Risorse Europa Innovazione e Istituzioni della Regione Emilia-Romagna e opera tra Bruxelles, Bologna e Parma, svolgendo un'attività strategica negli ambiti UE di interesse regionale e promuovendo l'intero sistema Emilia-Romagna a livello europeo. Visita il sito web della Delegazione.