- Tipo NewsREDAZIONALE
- FontePresidio ART-ER a Bruxelles
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Da sapere: il quadro delle nomine
La prima sessione plenaria del nuovo Parlamento Europeo si terrà dal 16 al 19 luglio. In quella occasione verranno nominati i vertici dell’Istituzione. L’esito delle elezioni avvierà anche il processo di nomina e insediamento della Commissione Europea, a partire dall’incarico del/della nuovo/a Presidente. I commissari designati dagli Stati membri presenzieranno le audizioni presso le commissioni competenti del Parlamento Europeo e sarà l’Eurocamera, riunita in sessione plenaria ad esprimersi sul collegio nel suo insieme. Contestualmente, a fine anno dovrà essere rinnovato anche il Presidente del Consiglio Europeo, posizione attualmente ricoperta dal belga Charles Michel. A luglio, cambierà anche il paese alla presidenza del Consiglio dell’Unione Europea con l’avvio del semestre ungherese.
Si avvicinano le elezioni europee, in programma in tutta l’Unione Europea dal 6 al 9 giugno. La posta in gioco è molto alta, per diversi fattori. Momento democratico unico nel suo genere, le europee si tengono in un anno “straordinario”, sia per il numero di paesi e di elettori al voto a livello mondiale, sia per il potenziale impatto dei risultati nel contesto geopolitico. Si tratta inoltre di un appuntamento elettorale che arriva a conclusione di una legislatura europea caratterizzata da sfide senza precedenti per l’Unione Europea e, sul voto, peserà il giudizio degli elettori in merito alla capacità di risposta dimostrata dalle Istituzioni. Questo susseguirsi di crisi ha avuto inevitabilmente impatto su temi e priorità sui quali principali gruppi politici si giocano la fiducia degli elettori. Il dibattito di questa campagna elettorale si è molto concentrato anche sul tema delle alleanze post voto – in particolare, sulla possibilità che i risultati delle elezioni si traducano nella definizione di maggioranze diverse rispetto a quelle che storicamente si sono formate.
Un anno record per le elezioni nel mondo
Il 2024 è un anno straordinario sia per il numero di elezioni nel mondo, sia per quello degli elettori al voto. Si vota (o si è già votato) in oltre 70 Paesi per un totale di oltre 4 miliardi e mezzo di persone coinvolte. Le elezioni europee del 6-9 giugno riguarderanno il futuro di oltre 400 milioni di cittadini dei 27 Stati membri dell’UE, per molti dei quali queste elezioni si aggiungono a quelle di livello nazionale già in programma per quest’anno. Tra questi, Portogallo, Slovacchia, Lituania, Belgio, Germania, Romania e Austria. Tra i paesi al di fuori dai confini dell’UE coinvolti in questa “ondata elettorale” ci sono invece Georgia, Moldavia, Regno Unito, India, Messico, Russia, Taiwan, Bangladesh, Pakistan, Iran, Sudafrica, Algeria e Brasile. L’appuntamento più atteso resta quello delle elezioni americane, in programma per il prossimo 5 novembre. L’esito del voto avrà inevitabilmente conseguenze molto significative anche per l’Europa, a partire dalle posizioni che il Presidente eletto assumerà in materia di relazioni transatlantiche, sicurezza e difesa, politica economica e ruolo degli USA nel mondo.
Si chiude una legislatura europea caratterizzata da sfide senza precedenti
Quella che si conclude con le elezioni di giugno, sarà ricordata come una legislatura caratterizzata da un susseguirsi di crisi straordinarie e dalla necessità per l’UE di individuare risposte inedite. Molti momenti e immagini dell’ultimo quinquennio sono destinati a rimanere impressi nella storia europea e mondiale. La Brexit, con la rimozione della bandiera del Regno Unito dagli edifici delle Istituzioni UE nel febbraio 2020. Il Covid, con gli ospedali pieni e città deserte durante il lockdown della primavera dello stesso anno e le prime riaperture e l’avvio della campagna vaccinale a inizio 2021. La bandiera gialla e azzurra affiancata a quella europea in sostegno dell’Ucraina dopo l’aggressione Russa a febbraio 2022. Le calamità naturali a causa del cambiamento climatico e, in particolare, la Romagna allagata nel maggio 2023. La protesta degli agricoltori europei in tutta l’Unione e la manifestazione dei trattori davanti alle Istituzioni UE, fino alla drammatica situazione in corso in Medioriente. Il voto che i cittadini europei decideranno di esprimere sarà dunque inevitabilmente determinato anche dal giudizio sulla risposta che l’Unione Europea ha dato a queste crisi e alle loro conseguenze.
I temi su cui i partiti europei si giocano la fiducia degli elettori
Anche la campagna elettorale in corso si sta concentrando su temi che riflettono la complessità di questo contesto. Nei manifesti e nei programmi elettorali dei principali gruppi politici europei (presentati da tutte le forze, tranne Identità e Democrazia) trovano uno spazio centrale quelle che sono le “nuove” priorità emerse a seguito del susseguirsi delle crisi degli ultimi anni.
Con l’inasprirsi del contesto geopolitico, la sicurezza e la difesa dell’UE sono drammaticamente tornate in cima all’agenda politica europea. Il tema riguarda anche la “necessità di mettere l’economia europea sul piede di guerra”, espressa da Charles Michel in occasione del Consiglio Europeo di marzo. Per Renew Europe, la difesa è la prima delle 10 priorità presentate in vista delle elezioni. Il manifesto del Partito Popolare Europeo (PPE) propone invece tre tappe per la difesa europea che riguarda più investimenti per l’industria, l’istituzione di un commissario alla sicurezza e alla difesa, nel lungo termine di un esercito europeo. Il Partito dei socialisti Europei (PSE), punta sul rafforzamento della politica europea di sicurezza e difesa e sullo sviluppo dell’industria della difesa europea con investimenti mirati. Sono contrari all’esercito comune i Conservatori e Riformisti Europei (ECR), che tuttavia si impegnano a rinforzare la collaborazione con la NATO e spingere i Paesi a spendere maggiormente per la difesa. Diversa la posizione della Sinistra Europea, che chiede di bloccare la corsa alle armi europei e di ridurre la spesa di PIL dedicata alla difesa. Una Europa unita per la pace e la sicurezza è infine una delle dodici priorità dei Verdi Europei, che affermano che Pace, prosperità e sostenibilità vanno di pari passo.
Il contesto geopolitico ha avuto un ruolo anche nell’accelerare la politica per l’allargamento dell’UE. Mentre nella scorsa campagna elettorale si parlava della Brexit e della prima uscita dall’UE di uno stato membro, questa volta i partiti UE si posizionano in vista di possibili futuri allargamenti e di relative eventuali riforme necessarie a far funzionare un’Europa “allargata”. Anche in questo ambito le posizioni risultano molteplici. Mentre il PPE focalizza l’attenzione su regole e criteri del percorso di adesione, il PSE punta su una politica "efficace" e su modifiche "mirate" della architettura istituzionale dell’UE. Renew Europe spinge per la riforma dei Trattati. Opposte le posizioni di Verdi e ECR: se i primi auspicano che la politica per l’allargamento porti a una nuova spinta per l’integrazione dell’UE, i secondi respingono con forza l’idea che ne rappresenti un fattore di approfondimento a livello politico. Focus della Sinistra Europea è invece la salvaguardia dei valori democratici negli stati candidati e negli stati membri.
Cinque anni fa, anche sotto la spinta di una forte mobilitazione nell’ambito dei “Fridays for future”, l’ambiente e la lotta al cambiamento climatico sono stati al centro della campagna elettorale. Questa volta, tali tematiche si combinano con la necessità di rilanciare la competitività europea e di costruire una difesa europea comune. È in particolare l’eredità del Green Deal Europeo – iniziativa chiave della Commissione Europea uscente - ad animare il dibattito tra gruppi politici, anche a seguito delle recenti proteste degli agricoltori europei. Difendono il Green Deal, Ppe e Renew Europe, sottolineando l’importanza di garantire al contempo la competitività e autonomia strategica europea. Netto è il sostegno dei Socialisti, che si contrappone alla posizione di ECR che individua il Green Deal come nemico degli agricoltori e ne chiede una profonda revisione. Come i Verdi, i Socialisti europei invece valorizzano legame tra dimensione ambientale e sociale. Nel programma elettorale dei Greens è auspicato nello specifico un massiccio piano di investimenti perché la lotta contro la disuguaglianza economica e la tutela del clima e della natura vadano di pari passo
Anche in materia di competitività, investimenti e occupazione i gruppi politici riflettono su quanto avvenuto negli ultimi anni. I Socialisti propongono un meccanismo permanente sulla scia del programma SURE (lanciato nel pieno della pandemia per contrastare la disoccupazione) e si impegnano per la tassazione di grandi aziende e grandi inquinatori, riformare il mercato energetico e garantire stabilità dei prezzi. Il Partito Popolare Europeo richiama al bilanciamento tra diversi interessi economici, sociali e ambientali, si impegna su competitività e su un piano di investimenti per lavori di qualità, individuando un commissario specifico per le PMI. Gli investimenti sono centrali nel programma di Renew Europe, mentre i Verdi si impegnano a revisionare i limiti dei Criteri di Maastricht e il Patto di Stabilità e Crescita, nonché ad istituire un Fondo per la transizione verde e sociale equivalente ad almeno l’1 per cento annuo del PIL dell’UE, finanziato principalmente da “Green Bond Europei”. Sovranismo fiscale e difesa del l’identità di prodotti, abilità e metodi artigianali sono al centro degli obiettivi di ECR, mentre secondo la Sinistra Europea un “Recovery Fund permanente” dovrebbe essere istituito per stimolare crescita e investimenti.
L’imprevedibilità dell’esito del voto e gli scenari sulle possibili alleanze
Al di là dei temi, ad aver dominato il dibattito politico in campagna elettorale sono state anche le discussioni sulle alleanze post-voto. In particolare, si è discusso molto della possibilità che l’esito del voto conduca alla delineazione di maggioranze diverse rispetto a quelle che storicamente si sono formate al Parlamento Europeo.
All’Eurovision Debate tra i candidati alla Presidenza della Commissione Europea hanno preso parte Ursula von der Leyen per il PPE, Nicolas Schmit per il PSE, Terry Reintke per i Verdi europei, Sandro Gozi per Renew Europe e Walter Baier per la Sinistra Europea, mentre erano assenti rappresentanti di Identità e Democrazia e dei Conservatori e Riformisti Europei (che hanno scelto di non partecipare al sistema dello Spitzenkandidat). Le forze di destra sono state comunque chiamate in causa proprio sul tema delle possibili alleanze, in particolare, rispetto alle dichiarazioni della candidata Presidente dei Popolari. Intervistata sul palco del Parlamento Europeo, Von der Leyen ha dichiarato che servirà una maggioranza forte e che le tre condizioni alla base di una possibile collaborazione con il PPE sono “essere pro-europei, pro-Ucraina – e quindi anti-Putin – e pro-Stato di diritto.” Questo – per la presidente uscente – esclude partiti di Identità e Democrazie e sarebbe un ragionamento da applicare ai singoli membri del Parlamento Europeo e non all’intero gruppo politico di ECR. Posizione netta contro l’alleanza a destra è stata espressa dal candidato dei Socialisti Nicolas Schmit. Il Partito Popolare Europeo non ha firmato la dichiarazione congiunta di Socialisti e Democratici Europei, Renew, i Verdi e Sinistra per chiedere, in vista delle prossime elezioni europee (6-9 giugno), di limitare l’influenza dei partiti della destra radicale.
A cura del Presidio ART-ER a Bruxelles - Delegazione della Regione Emilia-Romagna presso l’UE
La Delegazione presso l’UE è la struttura di collegamento della Regione Emilia-Romagna con Istituzioni, organi, Agenzie UE e con gli stakeholder europei. E' parte della Direzione Generale Risorse Europa Innovazione e Istituzioni della Regione Emilia-Romagna e opera tra Bruxelles, Bologna e Parma, svolgendo un'attività strategica negli ambiti UE di interesse regionale e promuovendo l'intero sistema Emilia-Romagna a livello europeo. Visita il sito web della Delegazione.









