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    Presidio ART-ER a Bruxelles
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Da sapere: il Consiglio europeo di giugno

Il Consiglio europeo di giugno si è chiuso in anticipo sulla scaletta nella notte tra il 27 e il 28 giugno. Oltre alla discussione sulle nomine UE, nell’agenda del Consiglio Europeo di giugno hanno trovato spazio Ucraina, Medio Oriente, sicurezza e difesa, politica estera, competitività, migrazione, minacce ibride, lotta all’antisemitismo, razzismo e xenofobia e riforme interne. 

Il Consiglio europeo ha anche adottato la nuova Agenda strategica 2024-2029, che definisce priorità politiche e progetti da realizzare nel prossimo quinquennio. L’agenda si fonda su tre pilastri: un'Europa libera e democratica, un'Europa forte e sicura, un'Europa prospera e competitiva.

Il Consiglio europeo che si è tenuto a Bruxelles il 27 e il 28 giugno ha raggiunto l’accordo sulle principali cariche al vertice dell’Unione Europea. Le prime indiscrezioni circa un accordo tra Partito Popolare Europeo (PPE), Partito Socialista Europeo (S&D) e Renew Europe, uscite già alla vigilia del vertice, sono state confermate e con la designazione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea, di Antonio Costa come Presidente del Consiglio europeo e di Kaja Kallas come Alto Rappresentante. Prosegue quindi il processo di rinnovamento istituzionale avviato con le elezioni europee di inizio mese (6-9 giugno).

Chi sono i vertici designati

La presidente uscente della Commissione europea, la tedesca Ursula von der Leyen (candidata capolista dei popolari europei) ha ottenuto l’incarico di guidare l’esecutivo europeo per un secondo mandato. La premier estone Kaja Kallas (liberale del gruppo Renew Europe) è stata designata come Alto Rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e la sicurezza comune e vicepresidente della Commissione europea. L’ex premier socialista del Portogallo Antonio Costa succederà a Charles Michel alla Presidenza del Consiglio europeo. Dopo un primo incontro tra i leader UE sui cosiddetti “Top Jobs” europei che si era concluso il 17 giugno con un nulla di fatto, l’attenzione era puntata in particolare su due fronti: il primo, la tenuta della cosiddetta “maggioranza Ursula” (composta proprio da popolari, socialisti e liberali europei) - anche alla luce dei nuovi equilibri delineatisi con le urne; il secondo, il ruolo della Presidente del Consiglio italiana, vicina a Ursula von der Leyen ma allo stesso tempo al vertice del gruppo dei conservatori europei, esclusi dalla “distribuzione” di questi incarichi.

La posizione dell’Italia in questo negoziato

La Presidente del Consiglio Italiano si è astenuta su Ursula von der Leyen e ha votato contro la designazione di Kallas e Costa. Nella sua doppia veste di leader di uno dei paesi fondatori dell’UE e di guida del terzo gruppo politico per numero di seggi ottenuti alle scorse elezioni (ECR), il voto di Meloni è stato particolarmente sotto i riflettori dopo le dichiarazioni della Premier alla Camera immediatamente prima del summit. Il motivo della scelta e del disaccordo italiano è da ricondurre a valutazioni “sul merito e sul metodo” che non tengono conto dei numeri di voti ricevuti dalle destre alle elezioni, del peso dell’Italia nel contesto europeo. Il sostegno di Meloni e del suo partito potrebbe essere particolarmente importante per Ursula von der Leyen a livello di Parlamento Europeo dove, per essere confermata, dovrà ottenere la maggioranza assoluta dei membri.

Verso il voto del Parlamento Europeo

L’effettivo incarico a Von der Leyen dipenderà infatti dal voto degli europarlamentari, dentro e fuori l’alleanza che l’ha designata, in occasione della plenaria di luglio o a settembre. Al secondo mandato di Ursula von der Leyen dovranno essere favorevoli almeno 361 membri del Parlamento. In generale, gli equilibri politici dell’eurocamera sono tutt’ora in fase di definizione.

In questi giorni si tengono le riunioni dei principali gruppi già esistenti, occasione per i vari partiti anche per eleggere i propri vertici. Le settimane prima della plenaria di luglio serviranno anche a comprendere come si posizioneranno gli eletti che non si riconoscono per il momento in nessuno dei gruppi esistenti, con un potenziale effetto su numeri e proporzioni tra le forze. La ripartizione dei seggi - continuamente aggiornata e consultabile sul sito del Parlamento Europeo – rivela che il Partito dei Popolari è saldamente al primo posto per numero di seggi con (attualmente) 188 eurodeputati. Subito dopo, la compagine più ampia è quella dei Socialisti, con 136 membri, seguiti dai Conservatori e riformisti europei (83), Renew (75), Identità e Democrazia (58), Verdi (54), Sinistra Europea (39). I non iscritti sono al momento 45, i nuovi eletti non ancora affiliati a nessun partito sono invece 42. La somma dei seggi di PPE, S&D e Renew Europe si attesta dunque al momento a 399, con il rischio che non tutti i rappresentanti dei gruppi politici sostengano la Presidente uscente. Il possibile voto di alcune delle forze “all’opposizione” – in particolare della delegazione di Fratelli di Italia - risulta quindi un tema centrale nel dibattito pre-scrutinio.

Consiglio EU giugno 2024
© Unione europea

I leader UE dopo le elezioni europee

L’esito delle elezioni ha avuto inevitabilmente delle ricadute nella politica interna dei paesi UE, rafforzando in alcuni casi i loro leader, in altri indebolendoli.

In Italia, il voto degli elettori ha rappresentato una conferma per la Premier Meloni – al 28,76%. Dati in crescita rispetto alle scorse elezioni sono stati il 24,11% ottenuto dal Partito Democratico (che in ambito UE si riconosce nel gruppo socialista) e il 6,78% di Alleanza Verdi-Sinistra. Le altre forze della coalizione di governo – Lega e Forza Italia (PPE), hanno ottenuto rispettivamente l’8,98% e il 9,59%. Perde consenso rispetto al 2019 il Movimento 5 Stelle (tra i Non Iscritti), al 9,98. Non hanno superato la soglia di sbarramento le forze centriste e liberali (Azione e Stati Uniti d’Europa).

In Francia, il Presidente Emmanuel Macron ha annunciato post-elezioni lo scioglimento delle Camere, a seguito di una netta sconfitta del suo partito alle elezioni europee. Il Rassemblement National, guidato da Jordan Bardella, partito appartenente all’estrema destra francese, è risultato il vincitore assoluto della tornata elettorale delle europee con oltre il 30% dei voti, mentre il partito del Presidente Macron, Renaissance ha perso oltre l’8% rispetto alle scorse elezioni, passando dal 22 al 14%. I cittadini francesi tornano dunque alle urne il 30 giugno e il 7 luglio, a un mese dalle europee.

Anche in Germania, le elezioni europee hanno rappresentato una sconfitta per le forze di governo: socialisti (il partito del Cancelliere Scholz), liberali e verdi hanno perso consenso a fronte di un aumento dei voti ottenuti dall’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD).

In Polonia le urne hanno premiato il primo ministro liberale ed ex Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. La sua Coalizione civica (Partito popolare europeo) ha ottenuto il 37,06% dei voti. Allo stesso tempo, il partito nazionalista Diritto e Giustizia PiS (gruppo ECR) ha ottenuto il 36% dei voti.

In Spagna, il Partito popolare – all’opposizione, ha battuto i socialisti del Presidente Pedro Sánchez ottenendo oltre il 34,20% di preferenze a fronte del 30,18% del PSOE.

In Ungheria, paese che si appresta ad assumere la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea (luglio-dicembre 2024), Fidesz – partito del Presidente Orban, ha ottenuto circa il 44% dei voti. Il Presidente ungherese ha tuttavia annunciato che gli eletti del partito non confluiranno nel gruppo dei conservatori, risultando al momento tra i non iscritti.

L’esito delle elezioni in Belgio, paese che si appresta invece a chiudere il suo semestre di presidenza, ha portato alle dimissioni del Primo Ministro Alexandre De Croo. Il suo partito liberale - Open VLD – ha ottenuto il 5,76% dei consensi, a fronte di un aumento delle percentuali delle forze di destra. 


A cura del Presidio ART-ER a Bruxelles - Delegazione della Regione Emilia-Romagna presso l’UE

La Delegazione presso l’UE è la struttura di collegamento della Regione Emilia-Romagna con Istituzioni, organi, Agenzie UE e con gli stakeholder europei. E' parte della Direzione Generale Risorse Europa Innovazione e Istituzioni della Regione Emilia-Romagna e opera tra Bruxelles, Bologna e Parma, svolgendo un'attività strategica negli ambiti UE di interesse regionale e promuovendo l'intero sistema Emilia-Romagna a livello europeo. Visita il sito web della Delegazione.