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    Presidio ART-ER a Bruxelles
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Ursula von der Leyen

Il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), in inglese Multiannual Financial Framework (MFF), rappresenta lo strumento con cui l’UE pianifica e disciplina la propria spesa a lungo termine per un periodo di sette anni. Previsto dai Trattati, il QFP viene adottato all’unanimità dai 27 Stati membri in sede di Consiglio, previa approvazione del Parlamento europeo e su proposta della Commissione. Stabilisce i massimali di spesa per le principali aree di intervento, garantendo così stabilità, coerenza e prevedibilità nell’attuazione delle politiche comuni. Nella programmazione 2021–2027, queste aree di intervento hanno incluso la coesione, la transizione verde e digitale, l’agricoltura, la ricerca e l’innovazione.

Il 16 luglio 2025, la Commissione Europea ha presentato la proposta per un Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034 del valore di quasi 2.000 miliardi di euro. L’assetto presentato punta a rendere l’Unione Europea “una società e un’economia più indipendente, prospera, sicura e resiliente”, come dichiarato dalla Presidente Ursula von del Leyen in occasione della conferenza stampa di presentazione, aggiungendo che si tratterebbe del “QFP più ambizioso mai proposto”. 

La Commissione Europea sostiene che il nuovo QFP rappresenta un deciso cambio di passo verso una maggiore flessibilità e reattività, con l’obiettivo di rendere l’Unione più pronta ad affrontare crisi e nuove priorità. I nuovi programmi dovrebbero essere semplificati, snelliti e armonizzati, così da facilitare l’accesso ai finanziamenti da parte di cittadini e imprese.   Tra le principali novità rientrano i Piani di Partenariato Nazionali e Regionali, costruiti su misura attraverso investimenti e riforme, per garantire un impatto più mirato e promuovere una coesione economica, sociale e territoriale più equilibrata in tutta l’Unione. Sul fronte della competitività, Bruxelles punta a rafforzare le catene di approvvigionamento, rafforzare l'innovazione e far sì che l’UE guidi la corsa mondiale a tecnologie pulite e intelligenti. Infine, la Commissione prevede un pacchetto equilibrato di nuove risorse proprie che garantisca entrate adeguate e riduca al minimo la pressione sulle finanze pubbliche nazionali.

PRESENTAZIONE DELLA PROPOSTA DA PARTE DI VON DER LEYEN

La presentazione della proposta alla stampa, da parte della Presidente von der Leyen, è arrivata a conclusione di una giornata che anche le principali testate europee descrivono come particolarmente intensa.  È la stessa Ursula von der Leyen – in risposta alle domande dei giornalisti - a parlare di una “maratona” per la definizione negli ultimi giorni dei dettagli dell’assetto e di discussioni con i membri del suo stesso Collegio, culminate poi in una decisione condivisa. Il protrarsi di questi scambi è stato probabilmente il motivo del ritardo sia del punto stampa di von der Leyen con i giornalisti – previsto infine di per il pomeriggio del 16 luglio - sia della presentazione della proposta alla Commissione Budget del Parlamento europeo da parte del Commissario al Bilancio Serafin, posticipata di quattro ore e iniziata quasi contestualmente a quella della Presidente.

Da sapere

Il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), in inglese Multiannual Financial Framework (MFF), rappresenta lo strumento con cui l’UE pianifica e disciplina la propria spesa a lungo termine per un periodo di sette anni. Previsto dai Trattati, il QFP viene adottato all’unanimità dai 27 Stati membri in sede di Consiglio, previa approvazione del Parlamento europeo e su proposta della Commissione. Stabilisce i massimali di spesa per le principali aree di intervento, garantendo così stabilità, coerenza e prevedibilità nell’attuazione delle politiche comuni. Nella programmazione 2021–2027, queste aree di intervento hanno incluso la coesione, la transizione verde e digitale, l’agricoltura, la ricerca e l’innovazione.

ASSETTO E CIFRE DEL QFP 2028-2034

Il bilancio proposto dalla Commissione si articola in quattro grandi capitoli di spesa, per un totale di circa 1.984 miliardi di euro a prezzi correnti (pari all’1,26% del Reddito Nazionale Lordo - RNL). 

  • Il primo pilastro, che rappresenta la quota più consistente con circa 1.062 miliardi di euro, è destinato a coesione, agricoltura, prosperità rurale e sicurezza. In questo ambito rientrano i nuovi Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (PNR) che, con un budget di 865 miliardi di euro accorpano politiche tradizionalmente distinte – come la Politica di Coesione e la Politica Agricola Comune (PAC) – in strumenti unificati a livello di Stato membro, basati su investimenti e riforme. Queste risorse includono 295 miliardi per il sostegno al reddito degli agricoltori, 452 miliardi per la coesione compreso sviluppo rurale, pesca e turismo (di cui 218 miliardi saranno dedicati alle regioni europee meno sviluppate) e 34 miliardi per la migrazione. Sotto il primo pilastro, sono previste anche le risorse per il pagamento del debito di Next Generation EU (24 miliardi di euro all’anno).
  • Il secondo pilastro, con uno stanziamento di circa 590 miliardi di euro, è dedicato alla competitività e all’innovazione. Sarà sostenuto dal nuovo Fondo europeo di competitività (410 miliardi di euro) che, in stretta connessione con Horizon Europe (175 miliardi di euro), finanzierà settori strategici come la transizione verde e digitale, la salute, la bioeconomia, la difesa e lo spazio (settore a cui sono stati allocati 131 miliardi di euro). Inoltre, sotto questo secondo pilastro, sono previste risorse anche per altri programmi UE, tra cui 40,5 miliardi di euro per un rafforzato programma  Erasmus+ (anche se sono già emerse perplessità sull’effettiva portata di questo incremento) e 8,5 miliardi di euro per AgoraEU, una nuova iniziativa che unirebbe gli attuali programmi Creative Europe e CERV;
  • Il terzo capitolo, “Global Europe”, prevede lo stanziamento di 215 miliardi di euro per rafforzare il ruolo dell’UE sulla scena internazionale, di cui 200 miliardi di euro per lo strumento Global Europe e 3,3 miliardi per la Politica Europea di Sicurezza Comune – PES.  Fuori bilancio, la Presidente ha annunciato inoltre un meccanismo dedicato alle crisi che possa arrivare fino a 400 miliardi di euro e ha stanziato 100 miliardi di euro per il sostegno all’Ucraina;
  • Infine, il quarto capitolo, relativo ai costi dell’amministrazione, ammonta a circa 117 miliardi di euro

 

Nel cuore della proposta per il nuovo QFP c’è anche un pacchetto di nuove risorse proprie, pensato per rafforzare l’autonomia finanziaria dell’Unione. In totale, queste nuove fonti di entrata dovrebbero generare circa 58.5 miliardi di euro all’anno (a prezzi 2025), contribuendo in modo significativo alla sostenibilità del bilancio europeo. Tra le principali voci figurano il sistema di scambio di quote di emissione (ETS) e il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM). A queste si aggiungono una risorsa propria basata sui rifiuti elettronici non raccolti mediante l'applicazione di un'aliquota uniforme al peso dei rifiuti elettronici non raccolti, e una nuova accisa sul tabacco. Infine, la Commissione propone l’introduzione di una risorsa aziendale per l'Europa.

VOCI CRITICHE E REAZIONI

La proposta della Commissione europea per il nuovo QFP ha suscitato un’ondata di reazioni e critiche da parte di numerosi attori istituzionali e politici. Tra le contestazioni più forti, spiccano quelle relative alla proposta di fusione e  nazionalizzazione di due pilastri storici dell’integrazione europea: la Politica Agricola Comune (PAC) e la Politica di Coesione. Secondo la proposta, infatti, la PAC non costituirebbe più una sezione autonoma del bilancio e subirebbe un taglio significativo al proprio budget (oltre il 20% rispetto al periodo 2021–2027, passando da 386 a 300 miliardi di euro). Sul fronte della coesione, l’introduzione di 27 piani nazionali solleva forti timori tra le Regioni, che vedono minacciata la possibilità di negoziare direttamente con la Commissione europea i propri programmi regionali. La nuova impostazione dei PNR non prevederebbe infatti obblighi di consultazione o coinvolgimento delle Regioni - se non nei casi in cui lo Stato membro lo consenta - e non garantirebbe una specifica allocazione dei fondi per le regioni in transizione e quelle più sviluppate, lasciando agli Stati membri ampi margini di discrezionalità. Il nuovo impianto rappresenterebbe inoltre un cambio di paradigma rispetto alle precedenti programmazioni: la tendenza alla centralizzazione si riflette sia nei fondi a gestione condivisa - con un’effettiva diminuzione del budget (attualmente corrispondente ai due terzi del budget) e un rafforzamento del controllo da parte degli Stati membri - sia nei fondi a gestione diretta - con un’espansione della quota di bilancio sotto il controllo diretto della Commissione (che arriverebbe a circa il 43% rispetto all’attuale 32%).

Le Regioni europee si sono attivate con forza a Bruxelles, anche attraverso la Rete #EUregions4Cohesion – guidata dalle Regioni Emilia-Romagna e Nouvelle Aquitaine - lanciando un’azione di lobbying per difendere il principio del partenariato multilivello e il ruolo dei territori nella gestione dei fondi europei.  A farsi portavoce delle preoccupazioni territoriali è stata Kata Tüttő, Presidente del Comitato europeo delle Regioni, che ha denunciato pubblicamente la mancanza di trasparenza e la natura accentratrice della proposta: “Ora capiamo la segretezza: da dietro il fumo della semplificazione emerge un piano MOSTRO per inghiottire la politica di coesione e spezzarne la spina dorsale nazionalizzandola e centralizzandola”. 

Le critiche alla centralizzazione del bilancio non provengono solo dalle Regioni, ma attraversano l’intero spettro politico del Parlamento europeo, coinvolgendo anche popolari e socialisti. In particolare, durante la presentazione della proposta da parte del Commissario al Bilancio Serafin ai membri della Commissione Budget del Parlamento, Siegfried Mureşan (PPE, RO) e Carla Tavares (S&D, PT) - correlatori dell’opinione del Parlamento sul bilancio post 2027 - hanno criticato la proposta della Commissione.  Nel corso di una successiva conferenza stampa, tenuta insieme alle relatrici sulle risorse proprie Sandra Gómez López (S&D, ES) e Danuše Nerudová (PPE, CZ), hanno poi definito la proposta “semplicemente insufficiente” per affrontare le sfide, definendosi “molto allarmati da elementi della proposta che potrebbero marginalizzare il ruolo del Parlamento europeo”. 

L’aumento complessivo del bilancio ha incontrato  la resistenza di alcuni Stati membri, in particolare della Germania, contraria a un incremento del proprio contributo nazionale. Anche la proposta di introdurre nuove risorse proprie – tra cui imposte su prodotti come il tabacco – ha sollevato perplessità da parte di alcuni Paesi.

Infine, non sono mancate osservazioni sulla gestione comunicativa dell’intera operazione che ha portato alla pubblicazione della proposta da parte della Commissione Europea. L’Associazione internazionale della stampa (API-IPA) ha denunciato una “grave mancanza di trasparenza nella pianificazione del QFP, segnalando ritardi nella comunicazione e la carenza di dati tecnici essenziali per valutare appieno la portata della proposta”.

NEXT STEPS

Con la pubblicazione della Proposta della Commissione Europea, si apre dunque una fase di negoziato che, per i prossimi due anni, prevederà diverse consultazioni e coinvolgerà tutte le Istituzioni europee al fine di definire il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034. La Regione Emilia-Romagna, anche attraverso la partecipazione a diverse reti europee e il dialogo costante con gli Europarlamentari, la Rappresentanza permanente d'Italia presso l'UE e il Comitato delle Regioni, parteciperà attivamente a questo processo, soprattutto a difesa della politica della coesione.


 

A cura del Presidio ART-ER a Bruxelles - Delegazione della Regione Emilia-Romagna presso l’UE

La Delegazione presso l’UE è la struttura di collegamento della Regione Emilia-Romagna con Istituzioni, organi, Agenzie UE e con gli stakeholder europei. E' parte della Direzione Generale Risorse Europa Innovazione e Istituzioni della Regione Emilia-Romagna e opera tra Bruxelles, Bologna e Parma, svolgendo un'attività strategica negli ambiti UE di interesse regionale e promuovendo l'intero sistema Emilia-Romagna a livello europeo. Visita il sito web della Delegazione.