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Un percorso verso la sostenibilità
Secondo il sondaggio Eurobarometro 2024, oltre tre quarti (78%) degli europei ritengono che l'Unione europea debba proporre misure aggiuntive per affrontare i problemi legati all'acqua.
In quanto risorsa limitata - e quindi da gestire - l’acqua ha guadagnato un posto centrale anche nella policy europea, grazie a nuovi approcci e strategie volte a tutelarne l’uso in ottica di sostenibilità ambientale.
L’acqua, dunque, come risorsa da gestire a tutto tondo nel quotidiano e non solo a titolo emergenziale o in caso di disastri ambientali.
Inoltre, la pressione sui sistemi idrici europei è data non solo da una gestione attualmente non sostenibile, dall'inquinamento e dalla crescente domanda da parte dell'industria, dell'agricoltura e delle aree urbane, ma anche dall’impatto dei cambiamenti climatici.
A fronte di ciò, acque dolci e acque marine vanno preservate e valorizzate: l’Unione europea propone proprio in quest’ottica nuovi approcci.
Nuovi approcci europei sulle acque
L’acqua come risorsa, dunque, e come valore. In questo contesto l’Unione europea ha lanciato a giugno 2025 due nuovi percorsi strategici, che affrontano il tema dell’acqua in modo strutturale:
- Da un lato, la nuova Strategia per la Resilienza Idrica, annunciata già negli Orientamenti politici 2024-2029 di luglio 2024, che promuove costanza e responsabilità nell’uso delle risorse idriche e nello sfruttamento del loro potenziale. Per la sua elaborazione, la Commissione europea ha dapprima consultato gli stakeholder, partecipato a eventi e tavole rotonde di alto livello e pubblicato un recente pacchetto di report che valuta la situazione idrica nell'UE. Ne è risultato che solo il 37% dei corpi idrici superficiali ha un buono stato ecologico e solo il 29% ha un buono stato chimico. La Commissione ha inoltre preso in considerazione gli spunti offerti dalla relazione del Parlamento europeo Report on Water Resilience, adottata nel maggio 2025, e dai pareri del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) e del Comitato delle Regioni (CdR) del 2024.
- Dall’altro lato, è stato pubblicato un Patto Europeo per gli Oceani, un quadro unico e coordinato che riunisce tutte le politiche marittime dell’Unione europea. Tramite la valorizzazione delle caratteristiche marine, non solo in un'ottica economica ma anche ecosistemica, si intende dare un alto valore ambientale e sociale all’acqua marina, per la vita delle persone.
Nata dalle pressioni legate al cambiamento climatico, la prima Strategia fa leva sulla gestione della risorsa critica dell’acqua, che ha un impatto diretto su sicurezza europea, salute, agricoltura, energia, industria e ambiente.
L’obiettivo della Strategia è triplice:
- proteggere il ciclo idrico, dalla sorgente al mare: per questo serve attuare efficacemente il quadro dell'UE già esistente in materia di acque dolci, oltre che intensificare gli sforzi per migliorare la ritenzione e contrastare l’inquinamento idrico del suolo;
- garantire acqua pulita e accessibile per tutti: il risparmio dei consumatori e delle imprese sull’uso dell’acqua è importante e per questo viene proposto lo scambio di best practice per una maggiore sensibilizzazione;
- promuovere un’economia dell’acqua sostenibile, innovativa e competitiva, attraendo investimenti. Per questo il 3 giugno 2025 è stata pubblicata una Raccomandazione per ridurre i consumi, che fissa l'obiettivo di migliorare l'efficienza nell'Unione di almeno il 10% entro il 2030 e raccomanda agli Stati membri di stabilire i propri obiettivi, in linea con le proprie esigenze territoriali.
Grazie alle 30 azioni che la Commissione europea promuove nel Piano, si intende incrementare gli investimenti pubblici e privati, potenziare la digitalizzazione del settore idrico, stimolare ricerca e innovazione e rafforzare i sistemi di allerta che anticipano alluvioni e siccità. Inoltre, a partire dal 2025, la Commissione organizzerà un Forum europeo sulla resilienza idrica ogni due anni e nel 2027 valuterà i progressi compiuti.
Le 5 iniziative faro per raggiungere questi obiettivi riguardano gli aspetti:
- Governance e attuazione, attraverso dialoghi strutturati con tutti gli Stati membri. La Banca Europea per gli Investimenti (BEI) metterà per questo a disposizione oltre 15 miliardi di euro tra il 2025 e il 2027;
- Investimenti, ad esempio aumentando i Fondi della politica di coesione da poter stanziare per le risorse idriche e adottando una Roadmap per i “nature credits”;
- Accelerare la digitalizzazione e l'IA, potenziando la misurazione digitale intelligente per migliorare il rilevamento delle perdite e la la capacità predittiva, anche grazie a dati satellitari;
- Stimolare la ricerca e l'innovazione, avviando una strategia di R&I sulla resilienza idrica e un'Accademia europea per le risorse idriche;
- Sicurezza e preparazione, rafforzando i sistemi di allarme rapido in tempo reale e di monitoraggio in caso di inondazioni e siccità, rafforzando i collegamenti tra i livelli europeo, nazionale e locale.
Dal canto suo, il Patto nasce, invece, per proteggere gli Oceani e si basa anch’esso su un approccio collaborativo che coinvolge Stati membri, regioni e stakeholder – tra cui pescatori, innovatori, investitori, scienziati e società civile – per affrontare le sfide legate alla governance degli Oceani.
L’European Ocean Pact si articola in sei aree prioritarie di intervento:
- Tutela e ripristino della salute degli Oceani;
- Competitività dell’economia blu sostenibile, coinvolgendo le nuove generazioni nei settori della ricerca marina, tecnologia oceanica e pesca sostenibile;
- Sostegno alle comunità costiere, insulari e alle regioni ultraperiferiche;
- Sicurezza e difesa marittima, con un rafforzamento della cooperazione tra le guardie costiere europee e del controllo delle frontiere marittime;
- Conoscenza, ricerca e innovazione sull’oceano, con il lancio di una nuova Iniziativa Europea per l’Osservazione degli Oceani;
- Diplomazia oceanica e governance internazionale, contro la pesca illegale.
Il Patto sarà completato entro il 2027 con l’adozione di un Ocean Act e sarà trasparente grazie al monitoraggio tramite la piattaforma di rendicontazione pubblica EU Ocean Pact Dashboard.
Assieme al Patto, la Commissione europea ha inoltre annunciato a corollario nuove strategie industriali per rafforzare il settore marittimo dell’UE.
Impegno crescente: la partecipazione europea e internazionale
Tra i risultati collaborativi sulle sfide idriche raggiunti sinora, va citata a livello europeo l’iniziativa Mission Ocean Charter, che dal suo lancio nel 2022 ha registrato più di 1.000 azioni a favore degli Oceani, investendo oltre 8 miliardi di euro. Questo risultato segna un impegno crescente in tutta Europa per la tutela degli ecosistemi marini e d’acqua dolce.
La Mission Ocean Charter è una piattaforma aperta dove chiunque può contribuire con soluzioni concrete per raggiungere gli obiettivi della Missione entro il 2030, in particolare su tre fronti:
- Protezione e ripristino degli ecosistemi marini e d’acqua dolce;
- Prevenzione e eliminazione dell’inquinamento marino e delle acque;
- Promozione di un’economia blu sostenibile, carbon-neutral e circolare.
Le azioni includono una vasta gamma di iniziative: dalla decarbonizzazione delle navi, alle soluzioni nature-based, dalle pulizie locali alle iniziative artistiche, fino alle campagne educative. Queste azioni sono state promosse da una rete variegata di attori, tra cui imprese, città, regioni, ministeri nazionali, università, scuole, ONG e individui, che hanno lavorato assieme per un oceano e acque sane e resilienti. La Missione, infatti, ha mobilitato azioni provenienti da 179 Paesi, oltre 100 imprese private, 53 autorità regionali e 91 città e autorità locali, con numeri in costante crescita.
Non da ultimo, va ricordata anche la rilevanza internazionale di questa istanza, che trova un chiaro esempio in occasione della presentazione dell’European Ocean Pact all’ONU e nella recente più stretta cooperazione atlantica con il Canada.
In particolare, il Secondo Forum di Partenariato sull’Oceano Canada-UE ha visto partecipare 50 rappresentanti di organizzazioni scientifiche, industrie, comunità indigene, ONG e giovani, con l’obiettivo di promuovere l’innovazione e la conservazione degli ecosistemi marini.
Per il futuro prossimo servirà dunque monitorare la rosa di prossime azioni legate alla tutela e alla valorizzazione della risorsa ‘acqua’ nelle sue varie forme nell’Unione europea, per comprenderne i prossimi passi e creare un percorso di implementazione della policy coerente con le esigenze locali, regionali e nazionali. Come per ogni iniziativa europea, il coinvolgimento attivo di Stati membri, autorità locali, cittadini e imprese sarà cruciale per il successo delle Strategie su un elemento che riguarda vitalmente l’esistenza di tutti.













